Freddie Mercury (nome d’arte di Farrokh Bulsara; Zanzibar, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991) è considerato uno dei più grandi e influenti artisti della storia del rock.

Egli fu fondatore nel 1970 del gruppo rock Queen, di cui fece parte fino alla morte.

Freddie è ricordato ancora oggi da milioni di fan sparsi per il mondo per il suo talento vocale e musicale, i contenuti delle sue canzoni e la sua carismatica presenza sul palco.

Per chi vi scrive, quest’uomo (insieme al suo gruppo) è stato un vero artista: non si è limitato infatti – come molti cantanti ancora oggi fanno – alle solite melodie che si riassumono tutte col “io ti amo ma tu no”, ma ha toccato temi sociali, spinosi, cercando di far luce nel buio e tentando di far riflettere la gente al fine di creare le premesse per un mondo migliore.

Una delle canzoni più criptiche ed esoteriche dei Queen, come molti sanno, è Bohemian Rapsody, uscita ufficialmente il 31 ottobre del 1975, primo singolo del quarto album del gruppo titolato A night at the opera.

Il brano è strutturato in modo molto particolare: la rapsodia, infatti, è un componimento composto da diverse parti, anche molto diverse tra loro. In questo caso, abbiamo sette parti o livelli: le prime due a cappella, segue una ballata al pianoforte, un assolo di chitarra, una parte stile opera, una parte rock e la settima giudicata finale.

Il numero sette non è casuale: in ambito spirituale, esso indica il completamento di un ciclo evolutivo, il rinnovamento: la natura, per esempio, completa un suo ciclo in sette anni, così come il nostro corpo e la nostra anima, che ogni sette anni disegna un suo mini ciclo evolutivo in questa dimensione.

Sette sono anche i cieli che ci separano dall’Uno: l’espressione “essere al settimo cielo” è tutt’altro che casuale.

La parola Bohemian, invece, riporta alla Boemia, terra di Goethe e del suo Faust, storia di un uomo che vende l’anima al diavolo ma che alla fine riesce a riscattarsi. Secondo alcuni, invece, il riferimento è al famigerato bosco boemo in California, luogo dove ogni anno si ritrovano politici ed uomini “potenti” che compiono strani riti e sacrifici.

Ma torniamo ai sette livelli della canzone: i primi due iniziano con un verso che è chiaro: “Is this the real life? Is this just fantasy?” (è questa la vera vita o è solo una fantasia) che ci fa ben capire dove si vuole andare a parare.

Dopo averci indicato di guardare al cielo ed essersi definiti solo poveri ragazzi dalla vita ordinaria, ecco che si entra nel terzo livello, dove Freddie dice a sua madre di aver ucciso un uomo, forse la sua vecchia immagine da eterosessuale (e dunque convenzionale) o forse qualcosa di ancora più profondo, un’immagine di sé distorta e poco consapevole che va ben oltre la sessualità. Freddie dichiara anche di non voler morire e che la sua vita è appena iniziata.

Dopo l’assolo di chitarra (quarto livello) ecco che si arriva al quinto – la “quinta dimensione” potremmo aggiungere – ovvero l’opera: qui Freddie vede all’inizio la sagoma di un uomo e dice “Scaramouch Scaramouch, will you do the fandango”, versi criptici che potrebbero richiamare al personaggio di Scaramuccia della commedia dell’arte (che traeva piacere nel far litigare le persone) e al fandango come ballo.

In buona sostanza, Freddie si trova ora davanti a un’entità negativa che si comporta proprio come questa maschera, e che inizia il suo solito balletto, con la speranza – magari – di coinvolgerlo nuovamente.

Il punto focale in questo livello, però, è un altro: a un certo punto il cantante dice che fulmini e saette lo spaventano, e per questo chiama più volte Galileo, aggiungendovi la parola “magnifico”. Il riferimento, in questo caso, può essere alla figura di Gesù, chiamato anche “Galileo”, mentre la parola magnifico è uno degli appellativi legati al Dio del Tutto. In altre parole, è come se Freddie chiamasse il Cristo e Dio in suo soccorso per difendersi da quella situazione.

Ma le sorprese non finiscono qui: nei versi successivi egli dice “easy come easy go, will you let me go? Bismillah! No, we will not let you go” dove il termine Bismillah significa “nel nome di Allah”.

Qui, dunque, c’è ancora questa entità cui Freddie gli chiede di lasciarlo andare, ma questi, in nome di Allah (sulle religioni come culti arcontici potremmo scrivere trattati!) gli dice che non lo lascerà andare.

Il gruppo poco dopo aggiunge che “Belzebù gli ha messo un diavolo solo per lui” (Beelzebub has the devil put aside for me, for me, for me!).

Nella parte rock – il sesto livello – è come se ci fosse una dichiarazione di consapevolezza e di vittoria, dato che Freddie dice che questa entità non può amarlo e farlo morire allo stesso tempo, mentre nella settima la consapevolezza regna sovrana, dato che, alla fine, “nothing really matters” niente davvero importa.  

La canzone finisce con un gong, che, nella tradizione cinese, come molti sanno, ha il compito di curare proprio le persone possedute.

In buona sostanza, dunque, questa canzone potrebbe descrivere il sentiero spirituale nei sette cieli dell’anima di Freddie, nonché la lotta col diavolo (le entità negative in realtà che ci trattengono in questa dimensione) che però lo faranno ascendere comunque.

So che per alcuni tutto questo potrà sembrare esagerato se non addirittura blasfemo, ma per chi ha conoscenze spirituali… ciò che ho appena scritto è una cosa assolutamente normale.

 

 

 

2 commenti il Il linguaggio esoterico di Bohemian Rapsody

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