La “pandemia” e tutto ciò che è in scena in questo momento nel teatro della vita crea tanta divisione e conflittualità per un semplice motivo: in ballo c’è la paura della morte. Non importa l’istruzione, i titoli, l’informazione o il suo confronto tra varie fonti, quello che ne scaturisce da tutto questo è il nostro rapporto con la morte, che ci porta ad avere determinati atteggiamenti e comportamenti. Quello che sta accadendo, dunque, è una formidabile opportunità per rivedere il nostro rapporto con lei – la morte – dato che non è allontanandola o girandosi dall’altra parte che essa scompare, è sempre stato così e sempre sarà così, per tutte le cose. La paura è la cartina di tornasole del nostro modo di vivere: più abbiamo paure… meno amore coltiviamo, dato che l’amore è l’opposto della paura, in quanto fondamentalmente è accettazione BEATA del qui ed ora (l’unica cosa che conta). Quante persone si bloccano perchè mettono nel futuro eventi possibili o probabili, per nulla certi che questi accadano? Questo è vivere nella paura. Badate, nessuno di noi è immune dal virus della paura. Tutti, prima o poi, ci troviamo davanti a degli ostacoli da superare. Guardando al nostro passato, però, siamo andati oltre, anche loro – gli ostacoli – sono andati oltre, e noi siamo ancora qui. A volte meno forti materialmente, ma di sicuro più forti e consapevoli spiritualmente. La paura, insomma, deve essere un MEZZO, non un FINE. Vivere nell’amore del qui ed ora dovrebbe essere il nostro vero e unico allenamento quotidiano, prima di qualsiasi pensiero e/o attività. E’ così che la felicità inizia a sgorgare da dentro, proprio come una piccola sorgente… che un giorno si farà impetuosa.

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