La povertà non è solo materiale

Nel nostro paese (e non solo) esistono diversi milioni di poveri, che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Sebbene questo tipo di povertà MATERIALE sia un dramma e sia sempre più diffusa, ne esiste un’altra ancora più endemica, che raccoglie milioni e milioni di persone, in Italia e nel mondo. Parliamo della povertà cosiddetta immateriale, SPIRITUALE, alias quella fatta da persone povere di vita, di esperienze, di spirito, persone con pochissimo amore per sé stesse e – di conseguenza – per il prossimo. Sono soprattutto giovani ma anche adulti purtroppo, non sanno cosa raccontare, tacciono, e sono ripiegati sul loro smartphone… che è ormai una vera e propria parte del corpo. Il filosofo tedesco-coreano Byung Chul Chan parla di <<crisi della narrazione>>. In sostanza parliamo di persone che non leggono, non si informano, hanno pochissime amicizie e sono sempre più chiuse e isolate. Ciò – spiega Chan – non è mai accaduto nella storia perché prima le società, sebbene analfabete, erano comunitarie, oggi invece no. L’informazione per le masse oggi, purtroppo, è vuota, e tende solo a svuotare sempre di più le persone, dato che, alla fine, è solo un rumore assordante… senza profondità e coerenza. In questo vuoto, rimane solo un esasperante individualismo, nonche’ una crescente insoddisfazione e conflittualità, che porta ancora più divisione e solitudine, quest’ultima non elaborata e dunque salutare. <<Il nuovo barbaro – spiega sempre Chan – celebra la povertà d’esperienza e l’ignoranza addirittura come emancipazione>>. Ecco perchè la soluzione è sempre e solo quella di trovare sufficiente amor proprio… per uscire da questa bolla: per fare questo, però, bisogna guardarsi dentro, l’unica cosa che il sistema- con tutte le sue stupide distrazioni- non ti invita proprio a fare.