Gli dei dell’antichità erano alieni?

La natura cinica ed egocentrica di molte persone, ancora oggi, tende a ridicolizzare le leggende del passato, che invece potrebbero rivelare molto della nostra genesi su questo Pianeta.
E’ un po’ quello che accade quando dici a qualcuno che hai visto un UFO: o ti stai inventando tutto o sei un pazzo scatenato (tra le due cose, a volte, per il comune senso cinico, non c’e’ alcuna differenza).

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Un’autentica storia d’amore

Molti anni fa, in India, vi era un albero maestoso, la cui chioma faceva invidia a tutti gli alberi del bosco per la sua altezza e bellezza.
L’ albero si trovava in cima ad una collina, lontano da tutti gli altri, ed era ben felice, ogni giorno, di guardare verso il cielo per ricevere amore ed energia dal sole. Amore che aveva imparato anche a dare, attraverso la lucentezza delle foglie, i fiori e i frutti.

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Morire per la crisi economica

La crisi economica e’ finta ma produce effetti reali: lo e’ in quanto creata a tavolino dalle banche che prestano i soldi agli Stati – con tanto di interessi – ma e’ reale in quanto produce sempre piu’ debito e interessi che non saranno mai piu’ saldati.
In un sistema del genere, dettato solo dall’avidita’ di un manipolo di uomini – tradotto banchieri – ci sono sempre piu’ persone che non ce la fanno piu’ e che decidono – ahime’! – di mettere fine all’unica cosa che conta per davvero in tutta questa confusione che chiamiamo mondo, l’unica cosa che e’ reale piu’ di tutte: la vita stessa.

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Il Bhutan e l’economia della felicità

Sembrera’ incredibile ma in questi tempi cosi’ bui, dove contano solo le “prestazioni economiche” degli Stati e dove l’umanita’ si riduce a brandelli per cose tipo debito, bot, bund, spread eccetera, sul pianeta c’e’ un paese che va controcorrente a tutto questo marciume.
Questo paese e’ il Bhutan, alias un piccolo Stato incastonato tra il sud della Cina e l’India.
Qui, infatti, si e’ deciso di adottare non il PIL – per chi ancora non lo sapesse questa sigla indica il Prodotto Interno Lordo, ovvero l’insieme di beni e servizi prodotti da uno Stato in un determinato periodo – quanto piuttosto la FIL, la felicita’ interna lorda, che misura il benessere della popolazione prima di qualunque parametro economico.

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Lo schiavismo nel nome di Geova

I Testimoni di Geova – o Societa’ della Torre di Guardia – riuniscono milioni di persone nel mondo: questa religione – un po’ come tutte del resto – rappresenta l’ennesima prigione mentale in cui chi incappa perde completamente il senso della realta’.
Tanto per capirci, i Testimoni si riuniscono cinque volte a settimana nelle loro chiese, e i dogmi a volte impartiti sono letteralmente fuori da ogni logica, per non dire imbarazzanti: si sconsiglia, infatti, la musica pop, il celebrare feste, e perfino il trascorrere vacanze con persone che non appartengono alla setta; in pratica, si sconsiglia qualunque forma di amicizia e cooperazione con persone che non condividono il loro credo religioso.

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La cura Di Bella ha sempre funzionato

Il Professor Luigi Di Bella, per chi ancora non lo sapesse, e’ stato un medico tanto amato e apprezzato dai suoi pazienti e studenti – era anche un professore universitario – quanto osteggiato e dileggiato dai mass media tradizionali, che lo hanno trattato – fino alla sua morte, aggiungerei – al pari di un cialtrone, un millantatore nonche’ un vero e proprio impostore visti i suoi metodi di cura “alternativi” per la cura delle neoplasie.
Lo scopo della cura del Professore e’ e resta quello di superare l’attuale tossicita’ e limitata efficacia delle terapie radiologiche, valorizzando diverse molecole biologiche sottovalutate tuttora dalle cure tradizionali, foriere – quest’ultime – di immensi finanziamenti e intorno alle quali gravita un gigantesco giro d’affari soprattutto per le multinazionali farmaceutiche.

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il grande fratello incombe su di noi

Chi non ricorda il film “Truman Show”, dove il protagonista Jim Carrey viveva una vita 24 ore su 24 ripresa da telecamere che inquadravano ogni momento della sua giornata, e – dunque – ogni suo gesto, emozione, finanche banalita’?
Orbene oggi, visto il numero delle telecamere presenti nelle nostre citta’ – numero che aumenta sempre di piu’ in tutto il pianeta, specie dopo gli “attentati del 2001” e seguenti – la nostra vita si avvia ad assomigliare sempre piu’ a quella del protagonista del film, che viveva un continuo e stressante reality sulla propria pelle.

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Il lavoro come forma di schiavitù

Lavoriamo otto ore al giorno e anche piu’ per poterci permettere cibo, un tetto sopra la testa, un abito che ci copra o un auto che ci trasporti da un posto all’altro.
Chi non ha un lavoro – specie in questo periodo – deve in qualche modo rinunciare in tutto o in parte a queste cose, e ce ne sono alcune, come il cibo ad esempio, cui proprio non si puo’ rinunciare.
Eppure c’e’ stato un tempo in cui la societa’ era diversa, e la ridottissima dipendenza dal denaro prevedeva ritmi di lavoro molto meno alienanti di quelli attuali: mi riferisco in particolare al periodo antecedente alla rivoluzione industriale, a quando cioe’ le famiglie erano autarchiche e si mangiava cio’ che l’orto e le stagioni consentivano.

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La follia del patto di stabilità e crescita

In tempi cosi’ bui per l’Europa mediterranea – ma non solo – il cosiddetto Patto di “Stabilita’ e crescita” si conferma uno strumento di morte dell’economia reale, proprio come molti altri meccanismi europei di rientro dai “debiti” presenti e addirittura futuri.
Il Patto di “Stabilita’ e Crescita” – tanto per essere precisi – fu stipulato nel ’97 a seguito del Trattato di Maastricht, al fine di confermarne i cosiddetti parametri economici, ovvero deficit pubblico non superiore al 3% del PIL e debito pubblico al di sotto del 60% sempre del PIL.

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