Tag: crisi economica

La disoccupazione di massa e la società inutile

Pochi sanno ma mentre l’ultima crisi economica (l’ennesima da quando i banchieri posseggono il denaro) risale solo al 2008, la robotica sta creando disoccupati da decenni.
Molte professioni, infatti, sono gia’ sparite, alcune stanno scomparendo e altre scompariranno, grazie all’automazione.
Una macchina, rispetto a un uomo, non viene stipendiata, puo’ lavorare 24 ore su 24 e non ha bisogno di ferie.

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La paura di vivere che affligge la società

Oggi la societa’ punta solo alla sopravvivenza, da ogni punto di vista: politico, sociale, economico, culturale, sentimentale e sessuale.
Per il sistema siamo dei “corpi senz’anima”, che devono vivere “al massimo” senza farsi “inutili domande”.
La globalizzazione, in questo senso, rappresenta l’astrazione della e dalla societa’: il mondo globale – a pensarci bene – e’ solo un insieme di solitudini che devono farsi compagnia.

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Morire per la crisi economica

La crisi economica e’ finta ma produce effetti reali: lo e’ in quanto creata a tavolino dalle banche che prestano i soldi agli Stati – con tanto di interessi – ma e’ reale in quanto produce sempre piu’ debito e interessi che non saranno mai piu’ saldati.
In un sistema del genere, dettato solo dall’avidita’ di un manipolo di uomini – tradotto banchieri – ci sono sempre piu’ persone che non ce la fanno piu’ e che decidono – ahime’! – di mettere fine all’unica cosa che conta per davvero in tutta questa confusione che chiamiamo mondo, l’unica cosa che e’ reale piu’ di tutte: la vita stessa.

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La follia del patto di stabilità e crescita

In tempi cosi’ bui per l’Europa mediterranea – ma non solo – il cosiddetto Patto di “Stabilita’ e crescita” si conferma uno strumento di morte dell’economia reale, proprio come molti altri meccanismi europei di rientro dai “debiti” presenti e addirittura futuri.
Il Patto di “Stabilita’ e Crescita” – tanto per essere precisi – fu stipulato nel ’97 a seguito del Trattato di Maastricht, al fine di confermarne i cosiddetti parametri economici, ovvero deficit pubblico non superiore al 3% del PIL e debito pubblico al di sotto del 60% sempre del PIL.

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